domenica 5 aprile 2026

4'33'


Traduções italiana e portuguesa de: ABRAMOVIĆ, Marina. Marina Abramović Writings, 1960-2014. Köln: Verlag der Buchhandlung Walther König, 2018 p. 40. 

 

6 Agosto, 1964

Vorrei parlare attraverso il silenzio. La mia canzone non è più bella senza parole?

6 de agosto, 1964

Gostaria de falar através do silêncio. Não é melhor minha música sem palavras?


Texto retirado de: ABRAMOVIĆ, Marina. Marina Abramović Writings, 1960-2014. Köln: Verlag der Buchhandlung Walther König, 2018 p. 33. Köln: Verlag der Buchhandlung Walther König, 2018 p. 40. 

 

August 6, 1964

I wish I could speak through silence. Isn’t my song better without words?




lunedì 30 marzo 2026

Why is it my instinct to explain myself when all is so clear?


Traduções italiana e portuguesa de: ABRAMOVIĆ, Marina. Marina Abramović Writings, 1960-2014. Köln: Verlag der Buchhandlung Walther König, 2018, p. 37 (incialmente publicadas em outro site). 

 

25 febbraio, 1964

Dovrei trovare le mie stesse parole, fino a quel momento me ne starò tranquilla fino a far crescere la tranquillità in un unico grande SILENZIO. 

Perché è il mio istinto a spiegarmi se tutto è così chiaro?

Non riesco a ricordare se fosse casa o l’odore di minestra o una barzelletta raccontata bene…

25 de fevereiro, 1964

Deveria achar minhas próprias palavras e, até esse momento, ficaria tranquila deixando crescer a tranquilidade até desembocar em um único grande SILÊNCIO. 

Por que é o meu instinto a explicar-me, se tudo está tão claro?

Não consigo lembrar se fosse casa, ou o cheiro de sopa ou uma piada bem contada…




Balkan Erotic Epic - Marina Abramovich / 2025






Texto retirado de: ABRAMOVIĆ, Marina. Marina Abramović Writings, 1960-2014. Köln: Verlag der Buchhandlung Walther König, p. 37. 

February 25, 1964

I should find my own words, and until then I’ll be quiet and let the quietness grow into one great SILENCE.

Why is it my instinct to explain myself when all is so clear?

I can’t remember if it was house, or the smell of soup or a well told joke…




mercoledì 11 marzo 2026

Pezzi di cielo in frantumi


ABRAMOVIĆ, Marina. Marina Abramović Writings, 1960-2014. Köln: Verlag der Buchhandlung Walther König, 2018 p. 51. Traduções italiana e portuguesa de: Irma Caputo (inicialmente publicadas em outro site)

 

Pezzi di cielo in frantumi.

Le finestre dentro di me sono pulite. 

I miei desideri viola pieni di sogni infantili. 

 

Hai fatto qualcosa ai minatori di carbone che hanno detto: 

“Vogliamo quei cappelli nuovi nuovi che si comprano in Via del Corso?”

Pedaços de céu esmigalhado. 

As janelas dentro de mim estão limpas. 

Meus desejos roxos que estão cheios de sonhos infantis. 

 

Você fez alguma coisa para os mineradores de carvão que falaram: 

“Queremos aqueles chapéus novos em folha comprados na Avenida Principal?”


Texto retirado de: ABRAMOVIĆ, Marina. Marina Abramović Writings, 1960-2014. Köln: Verlag der Buchhandlung Walther König, 2018 p. 51. 


Crushed pieces of sky.

The window within me are clean. 

Purple wishes of mine which are filled with childlike dreams.

 

Did you do something with the coal workers who said:

“We want those hats completely new, bought on Main Street?”


domenica 7 aprile 2019

Perché la libertà di Lula fa così tanta paura? (TRADUZIONE DALL'ORIGINALE)

Lettera di Lula pubblicata ad un anno dalla sua prigione sulla Folha di São Paulo del 7 Aprile 2019 (Anno 99, numero 32.876).
 Segue traduzione in italiano. 

Perché la libertà di Lula fa così tanta paura?
L’obiettivo già è stato raggiunto: impedire la mia elezione

Luiz Inácio Lula da Silva 
Ex-presidente della Repubblica (2003-2010)

È passato un anno da quando sono stato messo in prigione ingiustamente, accusato e condannato per un crimine mai esistito. Ogni singolo giorno trascorso qui dentro non ha fatto altro che aumentare la mia indignazione, tuttavia ho ancora fiducia in una sentenza giusta in cui possa prevalere la verità. Posso dormire con la coscienza a posto per la mia innocenza. Dubito che dormano sogni tranquilli coloro che mi hanno condannato in una farsa giuridica. 
Ciò che più mi angoscia, nel frattempo, è cosa sta succedendo in Brasile e la sofferenza del nostro popolo. Al fine di imporre una sentenza di eccezione, hanno superato i limiti della legge e della costituzione, indebolendo in tal modo la democrazia. I diritti del popolo e di cittadinanza vengono revocati giorno dopo giorno, il tutto mentre viene imposto lo strozzamento dei salari, la precarizzazione del mondo del lavoro e un alto costo di vita. Consegnano la sovranità nazionale, le nostre ricchezze, le nostre imprese e persino il territorio per soddisfare gli interessi stranieri. 
Ad oggi è chiaro che la mia condanna è parte di un disegno politico messo in atto a partire dalla rielezione della Presidentessa Dilma Roussef nel 2014. Sconfitta alle urne per la quarta volta consecutiva, l’opposizione ha scelto il cammino del golpe per tornare al potere, riprendendo il vizio autoritario delle classi dominanti brasiliane.
Il golpe dell’impeachement senza crimine di responsabilità è andato in senso contrario a un modello di sviluppo di inclusione sociale che il paese stava costruendo sin dal 2003. 
In dodici anni abbiamo creato 20 milioni di posti di lavoro, abbiamo fatto uscire dalla miseria 32 milioni di persone e abbiamo moltiplicato il PIL di cinque punti percentuali. Abbiamo aperto le università a milioni di esclusi. Abbiamo vinto la fame. 
Quel modello era intollerabile per una fascia della società privilegiata e piena di preconcetti. Ha ferito potenti interessi economici fuori dal paese. Mentre il petrolio pré-sal ha suscitato l’avidità delle aziende petrolifere straniere, le imprese brasiliane hanno dovuto disputare il mercato con tradizionali esportatori di altri paesi. 
L’impeachement è servito a far ritornare il neoliberismo, questa volta in una versione ancora più radicale. A tal fine hanno sabotato gli sforzi del governo Dilma per affrontare la crisi economica e rimediare ai suoi stessi errori. 
Hanno messo in ginocchio il paese portandolo al collasso fiscale e in una recessione che è ancora in corso. Avevano promesso che sarebbe bastato togliere il PT dal governo perché i problemi del paese avessero fine. 
Il popolo ha capito subito di essere stato ingannato. La disoccupazione è aumentata, i programmi sociali sono stati svuotati, scuole e ospedali hanno perso i finanziamenti. Una politica suicida perpetrata dalla Petrobras ha reso il prezzo del  gas da cucina proibitivo per i poveri, portando agli scioperi dei camionisti. Vogliono mettere fine alla pensione di anziani e lavoratori rurali. 
Nelle carovane in giro per il paese, ho visto negli occhi della nostra gente la speranza e il desiderio di riprendere quel modello che aveva cominciato ad appianare le disuguaglianze e a dare opportunità a chi non le aveva mai avute. Già all’inizio del 2018 le statistiche mostravano che avrei vinto le elezioni al primo turno. Era necessario impedire la mia candidatura a qualsiasi costo. L’operazione Lava Jato [autolavaggio], che ha fatto da sfondo al golpe dell’impeachement, ha infranto scadenze e prerogative della difesa per condannarmi prima delle elezioni. Avevano messo illegalmente sotto intercettazione le mie conversazioni, i telefoni dei miei avvocati e persino quello della presidentessa della Repubblica. Sono stato condotto coercitivamente e illegalmente a quello che si è rivelato un vero e proprio sequestro di persona.
Hanno perquisito da cima a fondo la mia casa, rovesciato i materassi, hanno preso i cellulari e persino i tablet dei miei nipoti.
Non hanno trovato nulla per accusarmi: nessuna conversazione con criminali o valigie piene di denaro, né tantomeno conti correnti all’estero. Ciò nonostante sono stato condannato in tempo record da Sergio Moro e dal TRF - 4 (Tribunale Regionale Federale -4) per “atti indeterminati”, senza che potessero provare nessun collegamento tra l’appartamento che non è mai stato di mia proprietà e gli ipotetici trasferimenti di danaro illecito della Petrobras. Il Supremo Tribunale Federale ha respinto una giusta richiesta di habeas corpus sotto la pressione dei Media, del mercato e persino delle Forze Armate, come di recente ha confermato Jair Bolsonaro, colui che ha tratto il maggior beneficio da questa persecuzione. 
La mia candidatura è stata vietata andando contro la legge elettorale, la giurisprudenza e una risoluzione del Comitato per i Diritti Umani dell’ONU al fine di garantire i miei diritti politici. Nonostante la situazione, il nostro candidato Fernando Haddad ha ottenuto un numero significativo di voti ed è stato sconfitto soltanto dalla fabbrica di bugie di Bolsonaro messa a punto nelle reti sociali, finanziata con denaro illecito, non dichiarato, secondo la stampa, anche di origine straniera. 
I più rinomati giuristi brasiliani e di altri paesi hanno ritenuto assurda la mia condanna e hanno fatto notare la parzialità di Sergio Moro, poi confermata dai fatti quando ha accettato di diventare Ministro della Giustizia del presidente che lui stesso aveva aiutato a eleggere condannandomi.  L’unica cosa che voglio è che portino almeno una prova contro di me. 
Perché la liberta di Lula fa così tanta paura, se già hanno raggiunto l’obiettivo che era impedire la mia elezione, se non esiste nulla che possa giustificare questa prigione? In realtà, ciò che temono è l’organizzazione del popolo che si identifica con il nostro progetto di paese. Temono di dover riconoscere le arbitrarietà commesse per eleggere un presidente incapace e che ci fa solo provare vergogna.
Loro lo sanno che la mia liberazione è parte importante per un ritorno della democrazia in Brasile. Ma sono incapaci di convivere con il processo democratico. 

Traduzione volontaria a cura di Irma Caputo.



giovedì 27 luglio 2017

Circoli o spirali?

Poesia dell'eterno ritorno

C’è il tuo volto dentro il tuo volto: unico e multiplo.
Le mani tue di un tempo, nelle tue mani d’ora.

C’è quel primo amore che è sempre l’ultimo
prima del tempo o solo di tard’ora. 


E venivi da lontano. Ed eri il mare fondo.
Io ti conosco. Ed era per me. Ed era per te. Ed era per noi.
E nella tua voce c’era il principio del mondo.
Ed era prima della terra. Ed era il poi.



Manuel Alegre, 2001, traduzione amatoriale a cura di Irma Caputo, 2017  
Dottoranda in Studi del linguaggio della PUC di Rio de Janeiro, irma.caputo@gmail.com


Ourobos, secondo l'iconografia egiziana
e grega simbolo della ciciclicità
o dell'eterno ritorno.



In questa tabella mostro parzialmente il processo di analisi propedeutico alla traduzione, segnando gli accenti primari in giallo e riponendoli tra parentesi con la numerazione della sillaba, mentre in verde sono segnati i secondari che ritengo  importanti. Il conteggio sillabico in portoghese è diverso dall'italiano, infatti ai fini metrici si conta fino all'ultima sillaba accentata, ignorando le successive sillabe grammaticali. Nella traduzione proposta si è cercato soprattuto di preservare le rime alternate perché contribuiscono, a mio avviso, più del conteggio metrico, alla costruzione ritmica, un ritmo per l'appunto circolare che serve a chiudere catene di significato, seguendo il principio delle parallelismi di rima per somiglianza o dissonanza di significadp (Jakobson, 1961). Di fatti non è casuale che múltiplo rimi con último, agora con hora e così via. Nel secondo verso della seconda strofa, seguendo l'idea della transcriação haroldiana, ovvero della riproduzione dello stesso nella differenza, mi sono permessa di fare una aggiunta lessicale che potesse preservare l'intensità di tão fundo, senza dover tradurre con l'equivalente italiano così. Ho preferito tradurre l'idea di una persona molto "fonda" (profonda), con l'associazione al mare. Sì, mi sono presa una libertà abbastanza forte, assunta e spiegata. 


Poema do eterno retorno


/ o/ teu/ ro/sto/ den/tro/ do/ teu/ ro/sto:/ ú/ni/co e/ múl/ti/plo./ 15 (1-4-6-10-12-15)   A
As/ tuas/ mãos/ de ou/tro/ra/ nas/ tuas/ mãos/ de a/go/ra 10 (3-5-9-11)               B
/ o/ pri/mei/ro a/mor/ que é/ sem/pre o/ úl/ti/mo/ 11 (1-4-6-8-10)           A
an/tes/ do/ tem/po /ou/ / de/pois/ da/ ho/ra.                                        11 (1-4-7-9-11)           B


E/ vi/nhas/ de/ tão/ lon/ge/. E e/ra/ tão/ fun/do. 11 (2-4-8-10)               C
Eu/ co/nhe/ço/-te./ E /e/ra/ por/ mim./ E/ e/ra/ por/ ti./ E/ e/ra/ por/ dois 20 (3-10-15-20)           D
E ha/via/ na/ tua/ voz/ o/ prin/cí/pio/ do/ mun/do 11 (2-5-8-11)               C
E e/ra an/tes/ da/ Ter/ra./ E e/ra/ de/pois./                                                      10 (2-5-7-10)               D


Manuel Alegre, in Livro do Português Errante (Pub. D. Quixote, 2001).